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Un po’ di Storia di Vulcano:
Vulcano Continua ad essere frettolosamente considerata priva di testimonianze antiche ed archeologiche. Eppure la cartina dell'isola di Vulcano del Piano regolatore del Comune di Lipari riporta una costellazione di piccole necropoli disseminate per tutto il territorio dell'antica "Hierà". Dal faraglione di Porto Levante a quello della Fabbrica, dalle grotte dei rossi a Tufazzi e Luccia di Sotto fino a Vallone Peluso, Case Ferlazzo, e Piano dell'Arpa. Zone, segnalate anche sull'Atlante delle Antiche Strutture Ruprestri dell'isola di Vulcano vol. I e II che, conservano, scavate nella roccia, ben 126 tombe. Per il prof. Vittorio Giustolisi del Centro di Documentazione e Ricerca per la Sicilia Antica " Paolo Orsi", che tra l'altro ha scoperto i siti negli anni 90 e curato quei volumi non vi sono mai stati dubbi: Vulcano è candidata ad essere riconosciuta come la mitica Eolia di Omero, il mondo dei morti degli antichi Eoli che i cristiani riconobbero come l'inferno ed a partire dal medioevo, come la sede del purgatorio. . Secondo la mitologia greca sull'isola di Vulcano si trovavano le fucine di Efesto, il dio del fuoco, che lavorava il ferro con l'aiuto dei Ciclopi.

Oggi è un'isola che fa del turismo la sua principale fonte economica.
Poche sono le testimonianze storiche a Vulcano. L'edificio più antico è Villa Stevenson, una casa risalente alla metà del XIX secolo che sorge di fronte alla Pozza dei Fanghi, un laghetto caldo di acque sulfuree, alle quali sono riconosciute numerose proprietà curative per dolori articolari, reumatici e malattie della pelle. La Villa Steveson o Castello dell'inglese, fu abitata da uno dei proprietari dell'isola durante i suoi soggiorni a Vulcano. James Stevenson nel 1870 comprò, dagli eredi del generale borbonico Nunziante, la maggior parte dell'isola di Vulcano, ed accanto all'attività estrattiva si dedicò anche all'agricoltura, impiantando i primi vigneti.

A pochi passi ci sono anche le Piscine Geotermiche, che offrono un interessante percorso termale in numerose postazioni.

Vulcano è collegata a Lipari con un servizio marittimo che compie la spola tra questa e il Porto di Levante in poco più di quindici minuti.
Da Milazzo si può raggiungere, invece, con circa un'ora e mezza di navigazione in nave e quarantacinque minuti in aliscafo.
Chi ama lo sport - e non teme l'altitudine - può vivere l'avventurosa esperienza dell'arrampicata sulla cima del Cratere della Fossa, massiccio e imponente. Per giungere in vetta s'impiegano circa 3 ore di cammino.

Vista da Lipari

Geologia di Vulcano
Vulcano, l'antica Hierà (sacra), Thermessa o Terasia, è un'isola molto interessante per i suoi svariati fenomeni vulcanici e post-vulcanici.
Il giro di circumnavigazione di Vulcano è un susseguirsi di fantastiche visioni famose per varietà e bellezza di scenari. VULCANO è sovrastata da un cono vulcanico con la sola attività fumarolica, ma molti fenomeni vulcanici sono presenti sull'isola, dai fanghi alle acque calde fino ad alcune bocche di calore che venivano dette geiser e che in passato si è pensato di sfruttare per produrre energia elettrica. Al cratere di Vulcano si affianca quello di Vulcanello, un antico cratere ormai non più in attività.

L’ isola di Vulcano, costituita completamente da rocce vulcaniche, con una superficie di 22 km2, è la più meridionale delle sette isole dell’arcipelago eoliano ed è localizzata a circa 20 km dalla costa settentrionale della Sicilia. L’isola è la parte sommitale di una grande e complessa struttura che si imposta sul fondo marino del Tirreno meridionale a circa 1000 m di profondità e si sviluppa fino ad una quota di 500 m s.l.m. con il Monte Aria, ubicato nel settore meridionale del vulcano. Le strutture geologiche ed i prodotti vulcanici affioranti più antichi sono distribuiti prevalentemente nel settore meridionale e datati a circa 130.000 anni fa, mentre quelli più recenti (ultima eruzione La Fossa nel 1888-90) si rilevano nel settore centrale e settentrionale. L’attività eruttiva subaerea, dopo l’emersione dell’isola, è migrata progressivamente da SE a NW, producendo una complessa struttura geologica composta, seguendo un ordine temporale, dal Vulcano primordiale, dalla Caldera del Piano, dal Complesso del Lentia, dalla Caldera della Fossa ed infine dal Cono della Fossa o Gran Cratere (ultima eruzione 1888-90 A.D.) e da Vulcanello (ultima eruzione 1550 A.D.).
Nell'isola di Vulcano si distinguono tre unità morfologiche: la prima, a Sud, è costituita da numerosi strati vulcani (monte Aria, 500 metri, monte Saraceno, 481 metri e monte Luccia, 188 metri) e dalla grande depressione, a forma di ferro di cavallo slabbrato verso Nord-Ovest, di Vulcano Piano (330 metri); la seconda al centro, costituita dalla Caldera di Vulcano la cui parte centrale costituisce il cratere di Vulcano Fossa. Questo è fortemente inciso da barranchi e costituito da due crateri, la Fossa I e, 400 metri a Sud-Ovest dal primo, l'attuale cratere Fossa II; ha un diametro di circa 500 metri, una profondità di 200 metri e ha dato luogo ad eruzioni storicamente conosciute, caratterizzate da attività prevalentemente esplosiva e da numerose colate di lava, una delle quali, la famosa colata di ossidiana di Pietre Cotte, si espande lungo il fianco Nord-Ovest in prossimità di due crateri avventizi di Forgia Vecchia superiore ed inferiore.
La terza unità è costituita da Vulcanello (123 metri) con i suoi tre crateri allineati in direzione Nord-Est/Sud-Ovest. Questo piccolo apparato ha emesso numerose colate di lava che costituiscono la piattaforma di Vulcanello e punta del Roveto. Vulcanello è congiunto a Vulcano da un sottile istmo, un metro circa al di sopra del livello del mare, sommerso dalle acque in condizioni meteorologiche particolarmente avverse.
L'attività eruttiva del cratere della Fossa fu intensa, con intermittenze più o meno lunghe, sin dai primordi dell'epoca storica; Tucidide verso la fine del V secolo a.C ci fornisce le prime notizie. Nella seconda metà del IV secolo a.C sembra che questo vulcano abbia dato luogo ad un'intensa attività esplosiva e, nei secoli successivi, numerose sono state le eruzioni di cui abbiamo notizia. Attività eruttive con carattere esplosivo si verificarono nel 43 a.C ed in seguito negli anni 1444, 1550, 1626, 1727-1739, 1771-1786, 1812-1831, 1873-1879, 1886-1890.
Nel 1771 si ebbe una notevole attività durante la quale venne emessa la colata di ossidiana riolitica della Pietre Cotte, che si osserva sul versante nord-ovest. 

Sito dell'Istituto nazionale di Vulcanologia
http://www.ingv.it/temi-ricerca/vulcani/vulcano

http://www.pa.ingv.it/


Il più recente periodo di attività ebbe inizio il 3 agosto 1888 e cessò il 22 marzo 1890. Durante questa fase eruttiva avvenne una emissione di materiale antico e coevo di grandi dimensioni e lancio di proietti che vennero denominati bombe a “crosta di pane”. Da tale epoca Vulcano è rimasto in fase fumarolica limitata al cono della Fossa e all'interno del suo cratere.
Dal 1913 al 1923, dalle fumarole della parte esterna del cono avvennero quattro abbondanti emissioni di zolfo liquido. 
Presso i faraglioni del Porto di Levante si riscontra un'altra zona fumarolica, tra gli avanzi di un antico edificio vulcanico, in massima parte smantellato. 
Nel 1915, sul contorno d'una colata lavica a Lentia, si erano formate altre fumarole che ebbero vita effimera. Anche nei tre imbuti craterici di Vulcanello, fino al secolo scorso, si manifestò un'attività solfatarica, oggi del tutto estinta.
Nella zona fumarolica del Porto di Levante si verificarono interessanti fenomeni: in alcuni tratti il terreno è ricoperto da uno strato silico-gessoso fratturato da sottili spiragli. Nel punto d'intersezione s'innalzano piccoli coni dal vertice dei quali i gas escono sibilando. In quei paraggi è una distesa acquitrinosa dove spesso il fango viene lanciato in alto da gas che si sprigionano con irruenza.   
Nei mesi estivi il suolo si riveste di una bella e varia colorazione: si tratta di efflorescenze (sublimazioni fumaroliche) a solfato di ferro e di alluminio trasudate dal terreno, tali formazioni scompaiono con le precipitazioni.  
Attorno ai faraglioni e dinanzi alla spiaggia si verifica il tipico fenomeno del gorgoglio dell'acqua provocato dalle fumarole submarine. Sul fondo si scorgono depositi di zolfo colloidale sotto forma di esili filamenti fioccosi, che conferiscono al mare un aspetto lattiginoso. Il gas, erompendo, genera sulla superficie marina innumerevoli bolle. Il fenomeno si può osservare molto bene dall'alto dei faraglioni, quando il mare è calmo.
All'inizio del secolo scorso, il generale borbonico Nunziante creò a Vulcano l'industria per l'estrazione dello zolfo e dell'allume con buona attrezzatura di strade e di fabbriche. Nella seconda metà del secolo, lo scozzese Stevenson acquistò tutta l'isola e continuò l'opera del suo predecessore con criteri razionali. Una mulattiera si spingeva dentro la grande voragine craterica, dove vennero anche costruiti ricoveri in muratura per gli operai. L'ultima formidabile esplosione lanciò tutto per aria.
Presso il porto sgorga una sorgente termale chiamata Acqua di Bagno: potente  è il potere terapeutico di queste acque.
Vulcanello
Se è vero che è difficile trovare altrove una simile concentrazione di vulcani come nelle isole Eolie, va detto subito che interessantissima espressione di questa realtà è costituita dalla minuscola penisola di Vulcanello, impraticabile sotto il profilo insediativo e turistico ma tutto da scoprire sotto l'aspetto vulcanologico e geologico, non a caso al centro di importanti ed approfonditi studi. Questa piccola penisola formata da tre crateri, emerse dalle acque nel 183 a.C. L'erosione avvenuta sul lato orientale consente di farsi un'idea concreta della costituzione di un cono vulcanico. L'isola di Vulcano è costantemente monitorata dall'Istituto di Vulcanologia di Catania e dal C.N.R: è necessario rilevare non solo la temperatura del fondo del cratere e le fumarole, ma pure le deformazioni del suolo ed i suoi movimenti. In ogni caso è stato predisposto da parte della protezione civile un piano di tempestiva evacuazione dell'isola nell'ipotesi di imminente eruzione. La via di fuga, ovviamente, sarebbe in tal caso rappresentata dal mare.

 

 

 

 

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